Cos’è l’ RBAC?

RBAC Scheme

Si tratta del Role-based access control, cioè – in italiano – del Controllo degli accessi basato sui ruoli. Permette di costruire degli accessi ristretti per utenti autorizzati.

L’ RBAC ha tre regole fondamentali:

  • Assegnazione dei ruoli. Un soggetto può eseguire una transazione solo se lo stesso ha selezionato o è stato assegnato ad un ruolo
  • Autorizzazione dei ruoli.  Un ruolo attivo per un soggetto deve essere stato autorizzato per lo stesso. Insieme alla regola precedente questa regola garantisce che gli utenti possano avere esclusivamente ruoli ai quali sono stati autorizzati
  • Autorizzazione alla transazione. Un soggetto può eseguire una transazione solo se la transazione è autorizzata per il ruolo attivo del soggetto stesso. Insieme alle due regole precedenti, questa regola garantisce che l’utente possa eseguire solo transazioni alle quali è stato autorizzato

Si possono applicare anche vincoli aggiuntivi ed i ruoli possono anche essere gerarchici, dove livelli più alti sono composti dai permessi dei ruoli dei livelli inferiori.

Quando si definisce un RBAC si usano le seguenti convenzioni:

  • S = Soggetto = una persona o un agente automatico
  • R = Ruolo = funzione di lavoro o titolo che definisce un livello di autorità
  • P = Permessi = approvazione della modalità di accesso alla risorsa
  • SE = Sessione = una collegamento che coinvolge S, R e/o P
  • SA = Assegnazione al soggetto
  • PA = Assegnazione di permesso
  • RH = Gerarchia di ruolo ordinata parzialmente. RH può anche essere scritta come: ≥ (la notazione x ≥ y significa che x eredita i permessi di y)
  • Un soggetto può avere più ruoli.
  • un ruolo può avere più soggetti.
  • Un ruolo può avere più permessi.
  • Un permesso può essere assegnato a più ruoli.

Utili può certamente essere il seguente PDF dell’Università di Bologna sull’argomento, liberamente scaricabile:

RBAC

[Spreadsheet 13]. Impostazioni per la stampa.

Excel

Excel 2010 ha introdotto una nuova visualizzazione del foglio di lavoro: il “Layout di pagina”, la cui visualizzazione è attivabile anche dalla barra di stato. Questo tipo di visualizzazione è utile in particolare per la ottimizzazione del foglio di lavoro, specialmente se contiene grandi quantità di dati e/o grafici, prima della stampa.

Nella visualizzazione “Layout di pagina” sono disponibili un righello orizzontale e uno verticale che consentono la misurazione accurata di celle, intervalli, oggetti e margini di pagina. Se si clicca sullo spazio vuoto tra le pagine si nasconde lo spazio inutilizzato, riducendo così lo spreco di visualizzazione sia orizzontale che verticale.  Cliccando nuovamente si ripristina la visualizzazione originale.

I margini delimitano l’area stampabile della pagina dimensionando lo spazio bianco esistente tra il bordo fisico del foglio e i dati stampati sulla pagina. I margini sono 4: superiore, inferiore, sinistro, destro.

I margini sinistro e destro non possono contenere dati. I margini superiore e inferiore hanno 2 aree speciali chiamate rispettivamente: intestazione a piè di pagina. Queste aree sono adibite a contenere testo o grafica che si replica in tutto il documento stampato. Lo strumento “Margini” presente sulla scheda “Layout di pagina”, contiene una scelta di margini per le più svariate esigenze. Lo strumento consente, anche, attraverso la personalizzazione dei margini si può specificare la misura di ogni singolo margine.

La dimensione standard della pagina di stampa per Excel, nella versione italiana, è di 21 X 29,7 centimentri, corrispondenti al formato A4.  Si possono, comunque, utilizzare anche formati diversi che si selezionano dallo strumento “Dimensioni” della scheda “Layout di pagina”.

Per stampare le informazioni contenute nel foglio di lavoro, Excel inserisce in automatico le interruzioni di pagina orizzontali e verticali necessarie. Se si vogliono inserire più informazioni su di una pagina stampata, si può forzare Excel a ridurre in stampa la dimensione dei caratteri costituenti le informazioni.

Excel fornisce 2 metodi per adattare le dimensioni del foglio di lavoro alla pagina stampata:

  • ridurre di una certa percentuale la dimensione originale dei caratteri (scheda “Layout di pagina”, strumento “Adatta alla pagina”) agendo sulle “Proporzioni”.
  • specificare il numero delle pagine di larghezza per le pagine di altezza che devono contenere il foglio di lavoro. Con questo metodo la stampa viene definita in modo preciso. Excel, allora, selezionerà automaticamente la corretta percentuale di riduzione (“Proporzioni” dello strumento “Adatta alla pagina”) necessaria per contenere il foglio di lavoro nelle pagine indicate.

Excel offre una raccolta di intestazioni e piè di pagina predefiniti, oltre al fatto che questi elementi possono anche essere personalizzati con informazioni personali o scelti tra il nome del foglio, la data e l’ora, il numero della pagina, il nome o il percorso del file, un’immagine. Il pulsante “Vai al piè di pagina” permette di passare al margine inferiore per poter inserire, anche in quell’area, le informazioni personalizzate.

I produttori di vino italiani e la Cina.

Chateau-Changyu

Perché complicarsi la vita e vendere il proprio vino in un paese ciclopico, lontano e culturalmente molto diverso come la Cina? Un paese ostile per il nostro modo di commerciare, un paese duro, che richiede molto tempo e dal quale molte aziende italiane son ritornate con le ossa rotte?

Perché la Cina, chiaramente, ha dei numeri grandiosi (ed usa questo espediente per attirare investitori), perché è un paese ricco la cui ricchezza continuerà ad aumentare nei prossimi decenni.

Sono sicuramente dei motivi imprenditorialmente decisivi per complicarsi la vita. Iniziamo, tuttavia, ad analizzare obiettivamente la situazione dal punto di vista dell’imprenditore italiano, per poi trarre delle conclusioni intorno al caso.

In Cina già si vendono vini contraffatti, nonché la competizione sui prezzi dei vini – non contraffatti – è fortissima: il mercato è molto vasto, i fornitori sono molti, la competizione sul prezzo è nell’ordine del centesimo di euro. Da notare che, ormai, il pubblico cinese ha un minimo di conoscenza del prodotto vinicolo, certo non al livello dell’italiano medio, ma in ogni caso le cose stanno messe in un modo molto diverso rispetto a 20 anni fa. Ed, ancora, da non sottovalutare il problema tasse, cioè dogana. Sul vino l’imposizione può arrivare al 70% del prezzo. Inoltre, la domanda che dovrebbe porsi un imprenditore, forse la prima in ordine di importanza, è: “Perché dovrebbero comprare proprio da me?”.

In Cina, infatti, non funziona propriamente come in un qualsiasi paese consumatore. Ci vogliono contatti, investire un sacco di tempo e soldi per tenerli in piedi, discutere molto, girare tantissimo. Riuscire ad entrare nelle grazie di un giro che conti è complicato, una delle cose più complicate, in Cina.

Un ulteriore punto da considerare è il seguente: francesi, americani, spagnoli, persino austriaci, sono, con i loro prodotti vitivinicoli, più presenti degli italiani. Questo in parte perché facilitati dai loro rapporti commerciali pregressi con la Cina e dal fatto che i rispettivi governi fanno sistema per esportare le proprie merci e sostengono gli imprenditori in maniera significativa.

Un altro dei temi che devono affrontare gli imprenditori è quello che si può riassumere nella domanda: investire in Cina?

Personalmente sono contrario a questa soluzione perché le leggi cinesi non sono esattamente le più adatte a proteggerci (innanzitutto per ragioni di consenso interno cinese) in caso di vertenze legali in quel paese. Sotto questo aspetto, la cosa più sensata sarebbe quella di far investire loro qui all’interno della nostra cornice giuridica, acquisendo partecipazioni societarie, affittando terreni o cedendone parte (meglio il primo caso). Oppure andare in Cina con i loro soldi ed il nostro expertise, puntando – perciò – tutto sulla qualità del prodotto italiano. Sappiate, comunque, che una volta imparata l’arte, verrete messi da parte, e casi di contraffazione con semplice cambio di etichetta (inventata) ce ne sono stati parecchi, finora.

Vale qui la pena aprire una parentesi e raccontare la storia, a solo titolo di esempio, di un’azienda italiana con i suoi pro ed i suoi contro. L’azienda produce insaccati. Un imprenditore cinese scopre l’azienda e ne apprezza il prodotto. Vuole acquistare un terreno in Cina, costruirvi una fabbrica, e produrre con le metodologie dell’azienda italiana, pagando lautamente chi va ad insegnare alle maestranze cinesi quelle tecniche di produzione. L’azienda italiana rifiuta la proposta, forse per paura che il proprio prodotto venga copiato o per vedere erosa la propria quota di mercato internazionale.

Ulteriore possibilità è quella di recarsi ad Hong Kong, punto d’ingresso per la Cina continentale, trovando una piccola/media impresa sullo A-share market, e provare una collaborazione, approfittando del ruolo-ponte di Hong Kong e della sua legislazione a noi favorevole.

Qui però si pongono dei problemi grossi: la lingua ed intendo sia il cinese che l’inglese, il non essere cinesi, il trovare buoni collegamenti sul posto. Un lavoro nel lavoro.

Oltre all’ipotesi A-share è importante frequentare le fiere. Ma si ritorna ai problemi esposti nel capoverso precedente.

Un possibile piano B consiste nel costruirsi un buon sito di e-commerce – la Cina è molto orientata al commercio elettronico, molto più di noi, anche considerando che la stragrande fetta dei pagamenti in Cina è effettuata via cellulare e computer – inserendosi poi su Alibaba, Alipay, eccetera.

Il piano B, dunque, concerne la conquista di uno spazio online che, tuttavia, non esclude, ma precede o integra le altre soluzioni esposte sopra.